La Val Boreca, una valle che penetra e si scolpisce nel cuore perchè dà l'impressione, visitandola, di entrare in un luogo dove il bosco, il fiume, la montagna, la natura sono rimasti incontaminati, offrendo la sorpresa d'incontri con laghetti di acqua abbondante e limpidissima e stupende e freschissime cascate.
Questa valle rappresenta infatti, con i suoi cinquantun chilometri quadrati, il sottobacino più esteso della val Trebbia. L'interesse della valle risiede nella spiccata qualità naturale del suo ambiente, fra i più intatti di tutto l'Appennino. Anche se di prove certe non ce ne sono, si dice che l'esercito di Annibale sostò in val Boreca dopo la celebre battaglia del Trebbia contro i Romani nel 218 a C.
La Chiesa Collegiata di San Giovanni Battista del XII secolo, nominata monumento nazionale per la serie di preziosissime opere d’arte che conserva al suo interno e Villa Braghieri-Albesani del XVIII secolo, già casa di campagna dei Marchesi Scotti di Castel Bosco e attualmente sede della biblioteca comunale, dell’archivio storico e del Museo Etnografico della Val Tidone.
L’imponente Rocca è situata in posizione strategica per essere immediatamente apprezzata. Nel borgo è possibile ammirare la Collegiata, Palazzo Tedeschi, la Chiesa dell’Immacolata Concezione, Villa Calciati e l’annesso oratorio di San Rocco e il Convento con la Chiesa di San Bernardino.
Per chi volesse poi fare un salto nel passato, è consigliata la visita delle frazioni di Agazzino, Bilegno, Breno, Bruso, Castelnovo, Corano, Fabbiano e Mottaziana, luoghi in cui è possibile ritrovare la calda accoglienza contadina di un tempo, oltre che scoprire interessanti opere d’arte.
La Chiesa di "S. Paolo Apostolo" dove è possibile ammirare il fantastico capolavoro "L’ascensione", opera del Maestro Ulisse Sartini.
Il castello di Vicobarone, di origine medievale e ben conservato, l’oratorio di San Rocco, risalente al 1625, il Museo della Civiltà Contadina.
La chiesa Parrocchiale ottocentesca dedicata a San Colombano ospita una tela del parmigiano Camillo Scaramazza.
Dal Borgo di Genepreto al Palazzo Malvicini Fontana di Sala Mandelli, dal Castello e Oratorio di Stadera e dall’antico torrione di Torre Gandini al palazzo di Tassara fino ai ruderi del "castrum de durobecho", l’attuale Trebecco a Corticelli (tra Trevozzo e Nibbiano) dove si può vedere il Castello particolarmente interessante perché legato ad un vero e proprio abitato di tipo medioevale, chiesa, abitazioni e struttura agricola, che meriterebbe una attenta rivalutazione.
Merita una visita per le pregevoli pitture, gli arredi sacri e uno splendido organo a canne proveniente da Busseto sul quale studiò Giuseppe Verdi la bellissima chiesa barocca di Maria Assunta a Trevozzo.
Nel territorio del Comune vi è inoltre la Diga del Molato, realizzata negli anni ’30 su progetto dell’Ing. Augusto Ballerio, che da sempre ha caratterizzato l’Alta Val Tidone, da alcuni anni soggetta ai lavori di adeguamento e di messa in sicurezza che, una volta terminati, ne permetteranno il rinvaso ed il rilancio turistico della vallata.
La diga realizzata ad "archi multipli", sistema non più utilizzato, è l’unica del suo genere ad essere ancora in uso.
Questo paese fa parte del territorio culturalmente omogeneo delle Quattro province (Alessandria, Genova, Pavia, Piacenza), caratterizzato da usi e costumi comuni e da un importante repertorio di musiche e balli molto antichi. Strumento principe di questa zona è il piffero appenninico che accompagnato dalla fisarmonica, e un tempo dalla müsa (cornamusa appenninica), guida le danze e anima le feste. L'usanza della questua del calendimaggio, qui chiamato galëina grisa è ancora viva nella frazione di Cicogni.
Nella frazione di Praticchia si può visitare il Giardino botanico alpino ideato da Antonio Ridella, sotto la gestione dell'Istituto di Botanica dell'Università di Pavia, ospita piante d'alta quota che, pur provenendo da vari sistemi montuosi, si sono adattate alle condizioni climatiche dell'Appennino.
Cicogni (Sìguegn in dialetto piacentino, sino agli anni '50 la grafia ufficiale indicava "Cigogni") è una frazione del comune di Pecorara in provincia di Piacenza. Conta circa 50 residenti, che però divengono più di 600 durante le ferie estive e natalizie.
Posta in una valletta formata dal Tidoncello Merlingo che confluisce nel Tidoncello, tributario del Tidone, ad un'altezza di 700 metri sul livello del mare, è una località prevalentemente dedita al turismo escursionistico e gastronomico vista la sua collocazione in una conca immersa nel verde dei boschi (il Proudhomme lo segnala nel suo Dictionnaire come borgo sul fianco di una collina, vicino ad un ruscello dello stesso nome). Particolarmente apprezzate l'aria salubre, la quiete e l'opportunità di escursioni a piedi su sentieri opportunamente segnalati.
Capannette di Pej o Capannette di Pey è una frazione del comune italiano di Zerba, in provincia di Piacenza. Si trova in val Boreca alle pendici del Monte Chiappo, poco lontano dal confine con Piemonte e Lombardia.
È il centro abitato più elevato della provincia di Piacenza e il più occidentale dell'Emilia-Romagna. Nella frazione si trova un albergo la cui costruzione originaria ha portato alla nascita del centro abitato. Da visitare nella frazione la chiesetta che domina il monte Chiappo e tutta la val Boreca.