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Le valli piacentine

Le valli piacentine offrono molteplici luoghi di interesse che vale la pena visitare. Suggestivi borghi medioevali e varietà di paesaggi: dalla “bassa” pianura adiacente il Fiume Po, alle colline coltivate e lavorate, alle aspre montagne. L’Appennino spesso poco conosciuto, ancora selvaggio, è da scoprire. Una terra pronta a raccontare la storia passata. Le vallate più importanti del territorio piacentino sono quattro: dell’Arda, del Nure, della Trebbia e del Tidone, inframezzate da altre minori.


Val D'arda
Castellarquato: strategicamente situato sulle prime alture della Val d’Arda, il borgo medioevale è arroccato lungo la collina e domina il passaggio. Il centro storico resta sviluppato sulla riva sinistra del torrente Arda. Dista circa 30 km da Piacenza. Il borgo è costruito secondo la struttura dei borghi medioevali. Alle origini si presume fosse un castrum militare risalente ai tempi della colonizzazione romana della zona. In epoca imperiale si sviluppò come piccolo capoluogo rurale, grazie alla posizione favorevole di dominanza sulla rete viaria.

Vigoleno: questo piccolo borgo fondato nell'Alto medioevo, venne costruito su uno sperone di calcare e pietra arenaria, in una posizione strategica per il controllo e l'osservazione della pianura Padana. Le origini di Vigoleno affondano nell'epoca romana: il nome deriva infatti dalla forma latina Vicus Lyaeo, luogo consacrato a Bacco per la squisitezza dei vini. Vigoleno è infatti noto per l’omonimo vin santo. Riserva geologica del Piacenziano.

Istituita dalla Regione Emilia Romagna nel 1955, ha una superficie di 345 ettari ed è formata da 9 differenti stazioni localizzate nei territori dei comuni di Castell'Arquato,Lugagnano Val d'Arda, Gropparello,Vernasca e Carpaneto Piacentino. L'eccezionale ricchezza di fossili in questa zone, nota già a Leonardo da Vinci (che ne ha lasciato memoria nel codice Leicester), ha indotto gli studiosi a utilizzare il termine Piano Piacenziano, con il quale è oggi indicato il periodo di storia della terra compreso tra 3,5 e 2,5 milioni di anni fa. Nella riserva possiamo trovare vari affioramenti di carattere paleontologico con voragini, rupi e calanchi che incorniciano un bellissimo fondovalle. In tutto l'abitato di Castell'Arquato si possono vedere abitazioni costruite con conci di arenaria all'interno dei quali si possono ammirare molluschi fossilizzati, testimonianza della presenza del mare nell’odierna Pianura Padana.



Val Nure
Situata tra la Val Trebbia a ovest e la Val D'Arda a est questa valle merita la visita per il suo patrimonio naturale e paesaggistico e per la varietà dei suoi ambienti. La Val Nure è un alternarsi di prati e pascoli, boschi di faggio e foreste relitte di Pino mugo.
Le ampie conche prative, un tempo erano occupate da laghi di sbarramento o esarazione glaciale, caratterizzano la valle. È il caso di lago Moo, la cui conca lacustre è ridotta al minimo, o salendo in quota, di Prato Grande, popolati durante la stagione estive di mandrie di cavalli e bovini al pascolo e tappezzati da numerose fioriture. Situato a 1.298 m lago Bino, di probabile origine glaciale, sembra derivi il proprio nome da "binus", essendo diviso in due parti da un argine. Nel periodo estivo pur riducendo notevolmente le proprie dimensioni, assume un aspetto suggestivo grazie alla fioritura della ninfea gialla.
La Val Nure è caratterizzata dalla presenza di numeri monti, il maestoso Monte Ragola (1.712 m) è la prima vetta che supera i 1.700 metri lungo la direzione sud, cui seguono in linea, il Monte Nero (1.752 m) alle cui pendici si trova l’omonimo lago, il Monte Maggiorasca (1.799 m) e il Monte Bue (1.777), dalle cui vette nelle giornate serene è possibile vedere il mare. Più a nord si incontra la cresta dei 1.500 metri, che dagli inconfondibili panettoni dei monti Crociglia (1.525 m) e Carevolo (1.542 m) giunge al Groppo Rosso, passando per la Ciapa Liscia, il cui singolare nome è legato alle caratteristiche del versante ovest, liscio e quasi verticale.
Storica e di particolare interesse è la Via degli Abati, Detta anche Via Francigena di montagna, è il tratto appenninico dell'itinerario storico che nell'Alto medioevo collegava il regno dei Longobardi (con capitale Pavia) con la Toscana in direzione Roma. Si tratta di un percorso agli albori della Via Francigena, prima della conquista longobarda della Cisa, cui seguirà l'affermarsi del tracciato francigeno. Il cammino lungo 125 km, collegava Bobbio a Pontremoli, attraversando la Val Trebbia e la Val Nure nel territorio piacentino, ed era utilizzato dai monaci dell’abazia di S. Colombano che si recavano a Roma e dai pellegrini, oltre che per i numerosi scambi commerciali dell’abazia stessa, a quel tempo potenza economica oltre che fulcro culturale e religioso.



Val Trebbia
Il Principale centro abitato della Val Trebbia è Bobbio, famoso per l’abazia di S. Colombano e per il Ponte Vecchio, o “gobbo”, lungo 280 metri e con 11 archi diseguali fra loro. Il monaco irlandese San Colombano giunse a Bobbio nel 614, e qui inizio l’attività monastica che portò l'abbazia a diventare nel Medioevo, insieme a Cassino, la capitale della cultura italiana. Oggi Bobbio, che mantiene nell’aspetto le caratteristiche del borgo medioevale, ospita alcune manifestazioni di notevole interesse: di perfezionamento musicale, del cinema diretta dal regista Marco Bellocchio e il Festival di musica irlandese.
Il fiume Trebbia, è uno dei simboli del territorio piacentino, noto e apprezzato anche fuori provincia per la limpidezza delle sue acque e frequentato ogni estate da numerosi bagnanti. Scorre sinuoso tra le strette gole della valle, dove le rocce esposte si alternano ai fitti boschi.
I meandri di S. Salvatore, tra Bobbio e Marsaglia, sono una serie di anse che il Trebbia descrive all'interno delle "Arenarie di S.Salvatore", un'alternanza spettacolare di arenarie, siltiti e argille derivate da antiche sedimentazioni sottomarine. Il contesto coincide con l'area di affioramento geologico chiamata "finestra tettonica" di Bobbio, comprendente le formazioni morfologicamente più recenti di tutto l'Appennino piacentino in quanto emerse per sollevamento orogenetico a partire da 1,6 milioni di anni fa. L’azione erosiva del fiume, capace di scavare in verticale gli strati rocciosi mantenendo ripidissimi versanti e un andamento sinuoso solitamente osservabile nei corsi d’acqua di pianura, ha successivamente portato a giorno la successione delle rocce, quasi come aprendo le pagine di un libro.
La val Boreca è una della valli minori della Val Trebbia, solcata dall’omonimo torrente ed incuneata fra gli alti monti dell’Appennino piacentino e dell’Appennino ligure, a cavallo far la nostra provincia e quella di Genova. Ciò che caratterizza L'interesse della valle risiede nel suo patrimonio ambientale, fra i più intatti di tutto l'Appennino, con castagni e faggi d'alto fusto e boschi cedui anch'essi di castagno e faggio, oltre che di rovere e di carpino.Ampie praterie dominate dalle cime del Monte Lesima (la vetta più alta di tutta la val Trebbia con i suoi 1.724 metri), Monte Chiappo e Monte Carmo e del Monte Alfeo.